Una storia di pescatori e viandanti, una metafora per imprenditori che non hanno paura di cambiare

C’era una volta, in un piccolo villaggio dei mari del sud, un pescatore che con il suo figliolo andava a pescare, tutti i giorni,  con una piccola lenza di bambù, e lo faceva da un piccola roccia, rossa come l’argilla, non lontana dalla capanna di paglia dove l’aspettava la sua donna.

Per molti anni la pesca era stata talmente abbondante che la donna, tutti i giorni, riusciva persino a portare del pesce al mercato del villaggio, scambiandolo con oggetti di ogni sorta: frutta, verdura, vino, scarpe, vestiti, mobiletti in legno, persino gioielli fatti di conchiglie e corallo.

E per molti anni la pesca era stata talmente abbondante da attrarre su quella stessa roccia, rossa come l’argilla, molti altri pescatori e, almeno inizialmente, con lo stesso successo.

Con gli anni però la pesca si fece sempre meno generosa. Le donne smisero di andare al mercato a vendere il pesce perché oramai il poco pesce pescato era appena sufficiente a sfamare le famiglie.

Un bel giorno, il sole era quasi tramontato, il pescatore ed il suo figliolo, mentre tornavano alla capanna dopo l’ennesima grama giornata di pesca, incontrarono lungo la via un viandante, con una piccola sacca da viaggio ed un sorriso negli occhi che apriva il cuore, tanto era caldo e sereno.

Il viandante li salutò con calore e chiese ai due se per quella notte potesse approfittare della loro ospitalità. Aggiunse che se ne sarebbe andato il mattino dopo, perché era sua intenzione raggiungere quanto prima un villaggio che stava più a nord…

Quella sera si mangiò pesce e si bevve acqua, ma il pasto fu povero perché la pesca, quel giorno, era stata particolarmente sfortunata e al mercato non era stato possibile scambiare del pesce con pane e vino. Poi, attorno al fuoco, il pescatore, la sua donna ed il loro figliolo chiesero al viandante di raccontare qualcosa dei suoi viaggi.

Il viandante, che amava dispensare storie e consigli, cominciò a raccontare. Amava viaggiare lungo la costa di mari ed oceani, perché diceva, la vicinanza del mare lo rassicurava. Il mare come una casa quindi, nella sua immensità sconfinata e, solo apparentemente poco rassicurante. Questa premessa accese l’interesse del pescatore e dei suoi famigliari che gli chiesero se avesse mai incontrato altri pescatori come loro in quelle terre lontane, a nord, a oriente e ad occidente.

Il viandante, che non era di certo un pescatore, raccontò allora di “strani” pescatori che pescavano con rastrelli, griglie di bambù immerse nel mare, reti di cordame, fiocine, etc. Alcuni avevano costruito delle imbarcazioni intrecciando degli assi di legno, altri scavando dei tronchi. Si avventuravano in mare  e tornavano tutte le sere con le imbarcazioni talmente colme di pesce che riuscivano poi a servire i mercati di tutta la costa.

Lui, che non era certo un pescatore, raccontò di pesci di varie fogge e colori, alcuni sconosciuti e dalle dimensioni gigantesche, ma dal sapore squisito, che venivano pescati dai pescatori più audaci, in mare aperto o addirittura in pieno oceano, con tecniche di pesca ancora più raffinate e complesse che prevedevano l’utilizzo di imbarcazioni più grosse, ben equipaggiate di uomini e strumenti di pesca.

Il pescatore fece molte domande e, sovente, sollevò delle obbiezioni, mosse forse un po’ dall’incredulità e un po’ dalla paura di confrontarsi con l’ignoto e di abbandonare le vecchie abitudini, sebbene avesse oramai ben poco da perdere.

Il figlio invece sembrò ascoltare. Più aperto e meno scettico del padre fece domande che permisero al pescatore di arricchire il proprio racconto con particolari che altrimenti sarebbero rimasti inuditi.

Il viandante, che non era di certo un pescatore, li tenne svegli per tutta la notte, fino a che i tre, il pescatore, la moglie ed il figlio del pescatore, non si addormentarono in un sonno profondo.

Il mattino seguente, il figliolo del pescatore partì con il viandante verso nord, con una piccola sacca da viaggio ed un espressione nel volto che trasmetteva ottimismo e speranza.

Il viaggio durò molti giorni e molte notti, ma alla fine il figliolo tornò a casa. Il suo corpo era diventato magro e nodoso come un bambù, ma pieno di energia. La sua sacca da viaggio era piccola, ma piena di idee, metodi e soluzioni per pescare e vendere qualsiasi cosa sui mercati di tutta la costa.

Questa è una storia di pescatori e viandanti, ma anche una metafora per imprenditori che, affiancati da professionisti esperti nel gestire i cambiamenti, non hanno paura di andare oltre le proprie abitudini, di mettersi in viaggio per imparare cose nuove e non si lasciano sopraffare dalla stanchezza, dall’immobilismo e dalla paura di perdere quel poco che hanno.

È una storia per capitani d’impresa che si scoprono o si riscoprono leoni, e di leoni che, opportunamente addestrati, diventano draghi capaci di volare al di sopra del noto, per avventurarsi nell’ignoto con curiosità, audacia e determinazione, senza mai spegnere il fuoco che portano dentro.

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